Dott. David Pescarolo - Odontoiatria forense

Fase 1: visita e studio del caso

A. Colloquio iniziale con l’Assistito

Il punto di partenza imprescindibile è sempre la ricostruzione, il più possibile dettagliata, della cronistoria, ossia della successione temporale degli eventi. Il primo passaggio, quindi, è l’ausilio al paziente (o al professionista o Compagnia assicurativa) nella ricomposizione cronologica degli eventi e, ove possibile, nell'individuazione degli elementi documentali (fatture, radiografie, esami accessori, diari clinici, certificazioni, ecc.) di volta in volta più critici per supportare tale ricostruzione.

Come ovvio, si tratta di un angolo visuale profondamente diverso da quello che normalmente hanno paziente ed odontoiatra, perché non mira a comprendere il solo aspetto clinico con finalità curativa, il vissuto o le scelte terapeutiche effettuate, ma anche a stabilire successioni significative di tipo causa-effetto, ovvero a dimostrare il nesso causale tra condotta ed evento dannoso.

Quando opportuno, fin dalla fase iniziale, vengono impostate e redatte, in accordo con il legale di fiducia, anche eventuali richieste di cartelle e documentazione clinica (rilevanti ai fini della ricostruzione dei fatti) che saranno inviate al dentista e/o ad eventuali altri professionisti/strutture coinvolti nella storia clinica del paziente.

Questo passaggio è fondamentale perché, per ricostruire a fondo tale cronistoria e per fornire una seria stima di fattibilità per eventuali azioni legali, è necessario acquisire la versione dei fatti di controparte sotto forma di diario clinico che può fornire dirimenti aspetti tecnici che - logicamente - il paziente non conosce con precisione, ovvero poter disporre di tutte le informazioni e la documentazione (radiografica e non) esistenti.

B. Visita odontoiatrica (con approccio forense)

C. Cristallizzazione e consolidamento degli elementi probatori

In linea di massima, si inizia sempre da una approfondita analisi della documentazione circostanziale/sanitaria e da una accurata anamnesi. Nel corso del primo incontro viene effettuata anche una visita odontoiatrica completa che comprende la documentazione fotografica dello stato di fatto del cavo orale (dentatura, tessuti gengivali, mucose, protesi, ecc.).

Per l’assistito questa visita, e la documentazione che nel corso dell'incontro viene acquisita, è assolutamente fondamentale, non solo per raccogliere dati oggettivi di interesse probatorio, ma anche per consentire (nella maggior parte dei casi) al soggetto – che spesso ha dolore da settimane, quando fissa telefonicamente l’appuntamento – di iniziare al più presto le opportune terapie senza correre il rischio di perdere/alterare elementi di riscontro e prova.

Nel corso della prima visita infatti, si procede sempre a “cristallizzare” la situazione esistente dell’organo della masticazione, ispezionando, misurando, fotografando, comunque attestando in modo oggettivo e dimostrabile le condizioni obiettive. E' importante procedere in questo modo, documentando tutto prima di effettuare qualunque intervento riparatore, perché qualunque azione di natura legale richiede prove, riscontri, verifiche, documentazioni solide ed il meno possibile contestabili.

A volte, purtroppo, il nuovo dentista curante, con lo scopo di dare immediato sollievo alle sofferenze del paziente che deve rieseguire un ciclo terapeutico per rimediare al danno subito, mette mano ai lavori del precedente odontoiatra senza documentare (fotograficamente, radiograficamente, ecc.) lo stato di fatto del cavo orale in quel momento.

Tale scelta, pur essendo perfettamente comprensibile sul piano umano e clinico, è spesso catastrofica ai fini dell'azione legale perché l'odontoiatra clinico opera con un approccio eminentemente terapeutico, ovvero si pone l'obiettivo di ripristinare il più rapidamente possibile un accettabile stato di benessere, ma così facendo può facilmente alterare le prove. L'odontoiatra forense, al contrario, si preoccupa in primis di documentare ciò che vede; anche nel fare una “semplice” foto, per esempio, pone attenzione a far emergere dei particolari che l’odontoiatra generico dà per scontati e tralascia.

D. Eventuale inizio del nuovo ciclo di terapie odontoiatriche

Una volta effettuata questa “istantanea” della situazione, in molti casi è possibile iniziare in breve tempo le terapie più impellenti – per es. rimuovere eventuali protesi incongrue per le cure del caso - ovvero è possibile intraprendere “subito” quegli interventi che il paziente ha più urgenza di effettuare, senza che ci sia il rischio di perdere od alterare gli elementi probatori che sono indispensabili per l’azione legale.

Altre volte è, invece, opportuno aspettare anche la conclusione di tutte le terapie (previa “messa in sicurezza delle prove”) programmate presso il nuovo dentista di fiducia, ossia attendere il consolidamento degli esiti delle cure, per meglio valutare - per esempio - il così detto “danno biologico permanente residuo”.

F. Analisi della documentazione e studio del caso

É la fase scientificamente più complessa, quella in cui l’odontoiatra forense – una volta ultimata la raccolta della documentazione, dei riscontri e degli elementi oggettivi – deve effettuare uno studio approfondito del caso per valutare:

  • L’esistenza (o meno) di solidi e dimostrabili nessi causa-effetto
  • L’impatto clinico (anatomico/funzionale/estetico) di quanto accaduto
  • L’eventuale nuovo percorso di cura ed i relativi eventuali costi
  • La definizione e la separazione, all’interno di tale percorso terapeutico, di ciò che “sarebbe stato comunque da fare (per via di stati patologici, o meno, preesistenti del paziente) da ciò che è invece derivato da malpractice odontoiatrica.

Al riguardo, poi, dei costi relativi ai trattamenti da effettuarsi presso il successivo curante, non basta “semplicemente” presentare a controparte il preventivo del nuovo dentista di fiducia, perché esso deve essere “scremato” (ossia filtrato in senso medico-legale) da quelle voci che non sono in nesso di causa: o per via del - così detto – “stato anteriore” del soggetto, o per via dell’ambito in cui viene formulata la richiesta danni.

Ad esempio, nelle polizze infortuni (qualora sia prevista la garanzia di rimborso spese mediche) non si posso pretendere certi capitoli di spesa che invece sono pacificamente riconosciuti nella sfera della responsabilità civile.

G. Conclusione della Fase di Studio del caso: il primo “parere verbale”

Alla fine della Fase di Studio del caso, il cliente riceve le prime fondamentali risposte in merito a:

  1. valutazione tecnica del caso e degli eventuali nessi causali;
  2. opportunità (o meno) di procedere con l’azione di natura legale, in termini di probabilità di “successo” finale dal punto di vista medico-legale;
  3. opportunità (o meno) di procedere con eventuali richieste risarcitorie, dal punto di vista dei benefici che possono credibilmente essere ottenuti (non sempre le aspettative del paziente sono coincidenti con quanto dimostrabile e/o assegnabile in sede giudiziaria o extra-giudiziaria).

Dopo aver riferito le conclusioni tecniche / medico-legali ed il parere finale, di norma si valutano (insieme all’assistito ed al legale) pro e contro, opportunità e costi e si decide se valga la pena di “andare avanti” oppure no.

Qualora la decisione assunta sia negativa, il compito dell’odontoiatra forense si conclude qui.

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